Le banche europee e la Bce sono divise riguardo all’impatto delle regole patrimoniali sui prestiti. Uno studio di Oliver Wyman commissionato dall’associazione bancaria europea Ebf ha evidenziato ieri che l’Europa ha bisogno di investimenti per 1.400 miliardi all’anno ma gli istituti di credito possono finanziarne solo il 20%. La percentuale salirebbe al 50% con una ricalibrazione delle regole.
Secondo la Bce invece il capitale non è una restrizione per il credito. L’ex vicepresidente Luis De Guindos, poco prima di terminare il mandato a fine maggio, aveva detto che un abbassamento dei requisiti potrebbe essere usato per pagare più dividendi o bonus, non per aumentare i prestiti.
Oliver Wyman ed Ebf ritengono che le banche prestano se i rendimenti sono adeguati e osservano che una riduzione attenta dei requisiti non renderebbe gli istituti meno sicuri.
Il rapporto non propone di cambiare i requisiti patrimoniali minimi, ma sottolinea che le regole attuali si sovrappongono e riducono l’utilizzabilità delle riserve in situazioni di stress.
«Una struttura patrimoniale più semplice e coerente può sostenere la resilienza e la capacità di erogazione dei prestiti», è scritto nel documento.
Secondo i calcoli dell’analisi, un tetto massimo dell’1% al buffer delle banche sistemiche nazionali aumenterebbe la capacità di credito di 300-400 miliardi, la rimozione del buffer sui rischi sistemici di 120-230 miliardi, l’eliminazione della deduzione patrimoniale dei software di 140–220 miliardi.
Per Ebf «la regolamentazione e la vigilanza sono la medicina per salvaguardare la salute del sistema finanziario europeo, ma determinare il giusto dosaggio è fondamentale per consentire alle banche europee di aumentare in modo significativo il loro contributo».
Il rapporto propone di «razionalizzare e ricalibrare i coefficienti di capitale aggiuntivi a livello europeo», «integrare la crescita sostenibile e la competitività negli obiettivi normativi e di vigilanza», «modernizzare il quadro normativo», «liberare il pieno potenziale dell’Unione del risparmio e degli investimenti», «sbloccare i canali di cartolarizzazione», «rivedere le norme prudenziali che limitano l’attività nell’Ue» ed «eliminare la frammentazione e gli ostacoli all’integrazione».
L’analisi di Oliver Wyman ha respinto i confronti tra requisiti bancari Ue e Usa, come quelli fatti dalla Bce (si veda MF-Milano Finanza del 27 aprile), evidenziando che le nuove norme di Basilea aumenteranno le richieste patrimoniali in Europa mentre le ridurranno negli Stati Uniti.
In merito all’impatto sul credito, l’analisi Bce aveva sottolineato che le richieste patrimoniali possono ridurre i prestiti nel breve termine, ma nel lungo termine le banche con più patrimonio erogano finanziamenti in modo più continuo nei diversi cicli economici.
Inoltre la ricerca Bce non aveva individuato prove di una relazione negativa tra requisiti di capitale e redditività, sebbene l’aumento dei requisiti patrimoniali incida meccanicamente sul roe aumentando il denominatore.
Anche Francoforte ha evidenziato però la necessità di semplificare la regolamentazione bancaria e ha suggerito proposte alla Commissione Ue in seguito ai lavori di una task force sulla materia. (riproduzione riservata)