La maggior parte delle borse asiatiche ha chiuso la seduta del 9 giugno in rialzo, sostenute dalla ripresa dei titoli legati alla produzione di semiconduttori e all’intelligenza artificiale dopo le forti perdite registrate nelle ultime ottave. Anche il parziale allentamento delle tensioni militari in Medio Oriente ha contribuito a migliorare il sentiment degli investitori.
L’indice sudcoreano Kospi ha guidato i rialzi dopo che le perdite dei produttori di chip avevano provocato un forte calo nella seduta precedente. Anche i mercati cinesi sono saliti, grazie a dati sul commercio a maggio migliori delle attese, trainati da una crescita particolarmente robusta delle esportazioni.
I mercati asiatici hanno ricevuto segnali contrastanti da Wall Street, dove i titoli tecnologici hanno recuperato dopo pesanti ribassi, mentre altri settori si sono mostrati meno brillanti. Gli investitori sono stati incoraggiati dall’accordo tra Israele e Iran per interrompere gli attacchi reciproci, in seguito alle richieste del presidente statunitense, Donald Trump. I futures sull’S&P 500 salgono dello 0,26% dopo che il tycoon ha dichiarato che gli Stati Uniti proclameranno una «vittoria totale» sull’Iran entro due settimane.
L’indice Kospi della Corea del Sud è balzato del 7,5% dopo tre giorni consecutivi di ribassi che avevano portato il principale indice sudcoreano a perdere il 15% rispetto al suo massimo storico, sostenuto dal recupero dei principali produttori di semiconduttori, dopo essere crollato dell’8,3% nella seduta precedente. Il gigante delle memorie Samsung Electronics è salito dell’8,12%, mentre SK Hynix ha registrato un +13,6%. Quest’ultima ha beneficiato anche dell’annuncio di una partnership strategica con Nvidia, leader mondiale nei chip per l’intelligenza artificiale.
I mercati sudcoreani sono stati, inoltre, sostenuti dalla revisione al rialzo dei dati sul pil del primo trimestre del 2026, che hanno mostrato una crescita economica dell’1,8% grazie alle esportazioni rilevanti di semiconduttori.
Anche il Nikkei giapponese ha beneficiato del recupero del settore tecnologico: è avanzato del 2,25% dopo aver perso oltre il 4% nella seduta precedente. Mentre l’indice più ampio Topix ha guadagnato l’1,19%. In corsa il produttore di apparecchiature per semiconduttori Tokyo Electron (+9,7%), il miglior titolo del Nikkei, mentre SoftBank Group ha perso lo 0,70%.
Nonostante il recupero, i titoli tecnologici restano comunque volatili dopo il forte sell-off registrato nelle ultime sedute. I mercati si interrogano, infatti, sulla sostenibilità del rally dell’intelligenza artificiale, ritenendo che possa essere cresciuta troppo rapidamente. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per l’aumento dei tassi d’interesse e per il conflitto in Medio Oriente, che hanno spinto molti investitori a prendere profitto sul settore.
Gli indici cinesi Csi 300 e Shanghai Composite sono saliti, rispettivamente, dell’1,11% e dello 0,81% dopo la pubblicazione dei dati che hanno mostrato un surplus commerciale della Cina cresciuto più del previsto a maggio. L’aumento è stato trainato soprattutto dell’incremento delle esportazioni, segnalando che il modello di crescita economica basato sull’export continua a svolgere un ruolo centrale nell’economia cinese.
Più nel dettaglio, l'export della Cina è aumentato del 19,4% su base annua in termini di valore in dollari, contro attese di un +15% e superando il rialzo del 14,1% di aprile. Anche le importazioni hanno registrato un altro mese forte, salendo del 27,4% rispetto dal +25,3% del mese precedente. Gli economisti avevano previsto una crescita del 25%.
«I dati commerciali della Cina hanno superato le aspettative del mercato sotto tutti gli aspetti a maggio, con le spedizioni verso gli Stati Uniti che hanno registrato un forte rimbalzo. La domanda estera continua a essere uno dei principali motori della crescita cinese quest'anno, ma l'aumento delle importazioni potrebbe ridurre il surplus commerciale nei prossimi mesi», affermano gli economisti di Ing.
Ad aprile semiconduttori e computer hanno rappresentato circa la metà della crescita delle esportazioni cinesi, mentre settori tradizionali come l’abbigliamento sono rimasti sostanzialmente stagnanti. Questa divergenza rende più complessa la gestione della politica economica cinese: mentre le industrie legate all’AI prosperano, gran parte dell’economia continua a soffrire per la debolezza della domanda interna.
La forza delle esportazioni sta inoltre rendendo le autorità cinesi più tolleranti verso un rafforzamento dello yuan. A differenza dei prodotti ad alta intensità di manodopera, le esportazioni tecnologiche sono meno sensibili all’apprezzamento della valuta. L’aumento dei prezzi di petrolio, chip e metalli ha portato ad aprile alla crescita più rapida dei prezzi all’export degli ultimi tre anni, invertendo una lunga fase di contrazione. Tuttavia, tali aumenti non si sono ancora diffusi alla maggior parte dei beni prodotti in Cina, segno che la forte concorrenza interna continua a limitare il pricing power delle imprese.
Nonostante sia il maggiore importatore mondiale di petrolio, la Cina ha ridotto significativamente gli acquisti di greggio dall’estero: nei primi cinque mesi del 2026 le importazioni sono diminuite del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I mercati locali hanno reagito poco alla decisione degli Stati Uniti di inserire diversi colossi tecnologici cinesi, tra cui Alibaba, Baidu e Byd, in una lista nera di aziende perché accusate di sostenere le attività militari della Cina. Le azioni di Baidu e Byd sono salite dell’1%, mentre Alibaba è piatta.
Le stesse aziende erano già comparse in una versione preliminare pubblicata a febbraio e ritirata pochi minuti dopo senza spiegazioni. Con questa decisione, gli Stati Uniti affermano che tre dei principali campioni cinesi dell’intelligenza artificiale contribuiscono alle capacità militari del Paese. Tencent era stata inserita nella lista già nel 2025 e sta cercando di ottenerne la rimozione.
Secondo Nigel Peh, gestore di Timefolio Asset Management di Singapore, la reazione contenuta dei mercati dimostra che gli investitori si sono ormai abituati alle frequenti iniziative regolatorie provenienti da Washington: «Credo che si tratti principalmente di una mossa geopolitica. L’impatto concreto sulle attività operative di queste aziende è limitato», ha detto Peh. La nuova versione della cosiddetta lista «1260H» reintegra anche due produttori cinesi di memorie: ChangXin Memory Technologies e Yangtze Memory Technologies. In più sono stati aggiunti altri produttori hardware, tra cui Unitree Robotics, nota per lo sviluppo di robot quadrupedi e umanoidi.
Pur non comportando conseguenze legali immediate, l’inclusione nella lista può limitare la possibilità di ottenere contratti con l’esercito statunitense o finanziamenti per la ricerca. Inoltre rappresenta un segnale d’allarme per gli investitori americani e può precedere restrizioni commerciali più severe. Alibaba e Baidu hanno respinto con forza le accuse, annunciando possibili azioni legali.
L'ambasciata cinese a Washington ha affermato che Pechino si oppone alla «creazione di liste discriminatorie per perseguire le aziende cinesi» e che le sue aziende rispettano le leggi e i regolamenti locali. «Gli Stati Uniti dovrebbero porre fine a questa pratica scorretta e creare un ambiente equo, giusto e non discriminatorio per le aziende cinesi», ha detto un portavoce dell'ambasciata in un comunicato.
La decisione arriva meno di un mese dopo l’incontro a Pechino tra il Trump e il presidente cinese, Xi Jinping, durante il quale erano stati discussi i principali nodi commerciali tra le due maggiori economie mondiali. Infine, l’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,24% come l’indice australiano Asx 200 (-0,12%) a causa della debolezza dei titoli delle società minerarie. (riproduzione riservata)