Arrivano le baby pensioni per costruire il futuro previdenziale fin dalla nascita. Un emendamento inserito da Fratelli di Italia nella manovra 2026 lancia un fondo pensione dedicato ai nuovi nati a cui genitori o nonni possono contribuire con un bonus dello Stato di 50 euro l’anno per iniziare, sul modello di un’analoga misura al via in Germania dal 2026 (che metterà 100 euro l’anno). L’obiettivo è di rafforzare la previdenza integrativa date le prospettive di denatalità e invecchiamento della popolazione. La longevità è una buona notizia dal punto di vista demografico, ma sul fronte della pianificazione la questione di una vita post lavorativa sempre più lunga va affrontata prima che i risparmi per la pensione si esauriscano.
Un rischio che è più reale di quanto sembri. Anche perché, come emerge dall’analisi sulla manovra 2026 condotta dal servizio studi del Senato, non solo aumenta l’età media, ma diminuiscono pure le nascite. Per effetto di calo della natalità e dell’invecchiamento demografico la popolazione italiana scenderà del 22,4% tra il 2024 e il 2080 (da 58,9 milioni a 45,8 milioni), quella in età lavorativa (15-64 anni) diminuirà da 37,4 milioni a 24,3 milioni (-35%) e gli over 65 saliranno del 13% da 14,4 milioni nel 2024 a 16,3 milioni nel 2080. Con il risultato che in Italia se oggi 100 lavoratori pagano la pensione pubblica a 38 persone, nel 2040 gli stessi 100 dovranno sostenere 57 pensionati e nel 2080 ben 67.
In un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano infatti gli assegni previdenziali vengono finanziati e pagati a chi non è più in attività con i contributi pagati dai lavoratori. Dato che questi ultimi rappresentano il 33% dello stipendio, affinché il sistema sia in equilibrio i contributi dovranno salire al 57% nel 2040 e a 67% nel 2080. Una situazione insostenibile che da una parte mette sotto pressione il sistema pensionistico pubblico e che dall’altra impone ai lavoratori di pianificare adeguate risorse pensando che si potrà vivere anche fino a 90 o 100 anni.
«Chi si avvicina alla pensione prevede di vivere circa 21 anni dopo l’addio al lavoro e si aspetta che i propri risparmi durino in media 19 anni. Molte persone quindi costruiscono i risparmi per la pensione immaginando che debbano bastare per 15-20 anni, cioè fino a circa 80-85 anni visto che si esce dal lavoro attorno ai 65 anni. Ma oggi si vive spesso più a lungo, quindi potrebbero aver bisogno di un reddito per molti più anni», premette Fidelity International nel report The Longevity Revolution: Preparing for a New Reality che si basa su una ricerca condotta a livello globale in 13 mercati, Italia inclusa, su oltre 11.800 partecipanti a partire dai 50 anni di età. Questo divario tra aspettativa di vita e orizzonti temporali di risparmio può trovare molte persone impreparate al nuovo scenario, ciò significa che molti rischiano di restare senza risparmi negli ultimi anni di vita, se non pianificano prima.
L’analisi di Fidelity quantifica questo gap confrontando quanto le persone prevedono che dureranno i propri risparmi per la pensione rispetto all’attesa media di vita in ciascun Paese. E calcola che a livello globale due lavoratori su cinque (42%) dai 50 anni in su si trovano ad affrontare un divario rispetto ai risparmi per la propria pensione pari ad almeno dieci anni (tabella in pagina). La percentuale aumenta se si guarda alla situazione in Italia, il 57%. Nel Paese il reddito medio annuo lordo di chi ha partecipato all’indagine è di 32 mila euro a fronte di soli 7,6 mila euro accumulati per la pensione. Questo perché l’adesione alla previdenza è ancora troppo bassa (il 40% degli italiani) e chi si iscrive non versa a sufficienza. E con un’aspettativa di vita che continua a crescere, la sfida si fa più ardua. Si stima, infatti, che entro il 2050, 3,67 milioni di persone nel mondo raggiungeranno 100 anni di età, dalle 451 mila del 2015.
«Le persone oggi vivono più a lungo rispetto al passato, ma molti continuano a prepararsi alla pensione secondo modelli appartenenti alle generazioni precedenti», spiega Cosmo Schinaia, responsabile per il Sud Europa e America Latina di Fidelity International, «vite più lunghe richiedono cambio di mentalità e azioni tempestive» nelle decisioni finanziarie pensando a una pensione che potrebbe durare 30 anni o anche di più. Occorre trovare un equilibrio tra il rischio di esaurire i propri risparmi e quello di essere troppo prudenti. ll fattore più importante per costruire un buon patrimonio pensionistico, spiega lo studio, è il tempo durante il quale i risparmi vengono lasciati crescere con gli interessi. Anche contributi piccoli ma versati presto possono diventare una solida base che cresce in modo esponenziale. Al contrario, rimandare il risparmio significa dover ottenere rendimenti molto più alti per raggiungere lo stesso obiettivo.
Come emerge dalle simulazioni di smileconomy sul bonus dei 50 euro. Il versamento ipotizzato è di 650 euro all'anno, a partire dalla nascita fino ai 18 anni: i 50 euro dello Stato, più ulteriori 50 euro al mese da parte dei genitori. L’analisi ha stimato il capitale netto ottenibile all'età di 18, 30, 40, 50, 60 e 67 anni di età se si versa fino a 18 anni. Si tratta dunque di piani di accumulo pensionistici compresi tra i 18 e i 67 anni, con alla base lo stesso numero di anni di contribuzione (i primi 18). Una seconda elaborazione ha calcolato il montante netto che si potrà ottenere all'età di 67 anni ipotizzando di investire fino ai 18, 30, 40, 50, 60 e 67 anni di età. In questo ultimo caso sono dunque lunghissimi piani di accumulo che si differenziano per il numero di anni nei quali si contribuisce. Le due linee di investimento sono una bilanciata ed una azionaria: «Leggendo le bozze dei decreti c'è però la possibilità che il fondo pensione venga gestito dall'Inps ed è dunque da verificare con quali modalità verrebbero investite quelle risorse», premette Andrea Carbone, fondatore di smileconomy. In ogni caso i risultati mostrano il valore combinato del tempo su orizzonti di lunga e lunghissima durata.
Ipotizzando che il versamento sia costante in termini nominali, il capitale netto ottenibile al netto di costi, fiscalità e inflazione oscilla dai 12.207 euro (reali) di chi a 18 anni ritirasse quanto investito in una linea bilanciata fino ai 217.070 euro di chi li lasciasse investiti fino ai 67 anni in una linea azionaria. L'efficienza finanziaria (ovvero il rapporto tra capitale che si riceve e versamenti effettuati: quanto si moltiplica il capitale) dell'operazione oscillerebbe, sempre in termini reali, tra 1,2 e 21,8 per i due profili evidenziati. L'efficienza fuori scala di 21,8 volte si avrebbe nell'ipotesi di beneficare di un investimento azionario per 67 anni.
Mentre nel caso di contribuzione continuasse dopo i 18 anni, ipotizzando che il versamento sia costante in termini nominali, il capitale netto ottenibile al netto di costi, fiscalità e inflazione oscilla dai quasi 30 mila euro di chi investisse fino ai 18 anni in una linea bilanciata fino a quasi dieci volte tanto di chi lo facesse ogni anno fino ai 67 anni in una linea azionaria. «Si tratta di simulazioni che confermano il valore educativo ed economico di attivare dei piani di risparmio il prima possibile per i propri figli. I capitali indicati sono equivalenti, in quanto la previdenza integrativa offre specifiche modalità per poter entrare in possesso in forma di capitale di quanto è stato versato, come ad esempio anticipazioni, riscatti, Rita, capitale al 100%», sottolinea Carbone.
Un altro modo di affrontare il problema della costruzione del secondo pilastro previdenziale è partire non da una somma prefissata ma da un obiettivo di rendita. Ad esempio smileconomy ha calcolato quanto versare per avere un assegno integrativo di mille euro al mese (reali) all'età di 67 anni, facendo un fondo pensione fin da neonati. «Abbiamo simulato tre profili di rischio, 100% obbligazionario, 50%-50% e 100% azionario, mostrando sia il versamento nominale costante, ovvero non aumentato ogni anno per l'inflazione, sia il versamento reale costante, invece adeguato», spiega Carbone. «Usando i mercati azionari i versamenti risultano compresi tra i 39 euro al mese da aumentare annualmente per l'inflazione, stimata al 2%, e i 53 euro nominali costanti. Naturalmente i versamenti stimati crescono al diminuire del profilo di rischio».
Senza dimenticare che l’idea di regalare ai propri figli o nipoti un piano di risparmio, scegliendo un fondo pensione invece di altri strumenti, permette di beneficare di alcune importanti agevolazioni fiscali: gli strumenti previdenziali infatti non sono soggetti all’imposta di bollo dello 0,2% l’anno, una minipatrimoniale che invece colpisce quasi gli altri investimenti. Inoltre i contributi versati per i famigliari a carico sono deducibili dal reddito fino a 5.164,57 euro l’anno (si veda intervista). Poi la tassazione dei rendimenti è agevolata al 20% invece del 26% standard. Solo i titoli di Stato sono al 12,5% ma pagano il bollo e necessitano l’apertura di un dossier titoli, elemento non richiesto per sottoscrivere un fondo pensione. (riproduzione riservata)