WSJ / In Europa sarà l'autunno del nostro scontento

di The Editorial Board 13/08/2019 12:55

WSJ / In Europa sarà l'autunno del nostro scontento
 
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Nel caso in cui non l'aveste notato, mentre i mercati stavano scendendo durante la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, l'economia europea è in discesa libera. I recenti infausti dati, con aspettative ancora peggiori, evidenziano le conseguenze negative dell'ostilità del presidente Trump nei confronti del commercio globale, ma anche il rifiuto cronico dell'Europa di aiutarsi da sola.

I segnali negativi della Germania di questa settimana sono già abbastanza negativi. La produzione industriale è scesa del 5,2% su base annua a giugno, il peggior calo dal 2009. Un sondaggio tra i manager ha trovato una prospettiva cupa per i prossimi mesi. Berlino si aspetta una crescita economica dello 0,5% quest'anno, ma potrebbe essere peggiorata da una contrazione trimestrale, in occasione del rilascio dei prossimi dati sul PIL.

Quello che è peggio e che i dati tedeschi si inquadrano in una tendenza generale. L'economia del Regno Unito ha subito una contrazione nel secondo trimestre con un tasso annuo dello 0,8%. La Francia è sul filo del rasoio, dopo i dati deludenti di crescita del PIL nel secondo trimestre, in attesa di vedere se le riforme del presidente Emmanuel Macron saranno sufficienti a far decollare definitivamente gli investimenti delle imprese. Idem per l'Italia, dove i recenti segnali di ottimismo tra le società di servizi sono bilanciati dal pessimismo tra i produttori.

I fulmini di Trump sul commercio non aiutano. La Germania è l'obiettivo diretto di una delle minacce ricorrenti di Trump, quella di imporre dazi alle auto europee. Un disordinato divorzio britannico dall'Unione Europea, se si verificherà il prossimo ottobre, sarà uno shock più grave per le economie continentali di quanto alcuni leader sembrano rendersi conto. Ma con tutte le responsabilità che si possono attribuire a Trump da parte dei leader europei, gran parte della miseria economica europea è stata creata vicino casa.

La soluzione preferita da tutti per l'economia tedesca è che il governo spenda di più per i progetti di opere pubbliche keynesiane. Un uso migliore del margine di vantaggio fiscale, offerto da un bilancio in pareggio e dal calo del debito, potrebeb essere la riduzione di parte delle imposte con cui il governo si mangia ogni anno il 46% della produzione nazionale in pressione fiscale. Questa idea però non sembra all'ordine del giorno.

Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Salvini capisce meglio questo punto e si prepara ad annullare il previsto aumento dell'imposta sul valore aggiunto sui consumi che dovrebbe entrare in vigore l'anno prossimo. Questo lascerà circa 23 miliardi di euro nelle mani di ciò che resta dell'economia privata produttiva in Italia. Anche l'intenzione di Salvini di forzare le elezioni a ottobre ha scosso i mercati nel fine settimana. In Francia, Macron ha rivisto con buoni risultati la normativa sul lavoro. Ma riforme più profonde, soprattutto per quanto riguarda la spesa pubblica, sono in stallo in entrambi i paesi.

Al contrario, gli stimoli economici nell’eurozona verranno dalla Banca centrale europea. Il presidente della BCE Mario Draghi dovrebbe dare un'ultima spinta all'allentamento monetario in settembre, prima di passare il timone  in novembre al suo successore, Christine Lagarde, forse tagliando il tasso di riferimento  già negativo della BCE e rilanciando gli acquisti di titoli di stato e obbligazioni nell'ambito del programma di allentamento quantitativo ora dormiente.

Queste misure metteranno a dura prova le banche non redditizie, soprattutto in Germania, con conseguenze imprevedibili per le imprese dipendenti dal credito. Se le manovre monetarie fossero da sole in grado di creare una crescita economica duratura, l'Europa non si troverebbe nella situazione attuale. L'Europa ha bisogno di maggiori riforme politiche di apertura dei mercati. I suoi leader dovrebbero ormai sapere cosa devono fare per rilanciare le loro economie, ma la loro incapacità di farlo apre la strada a un autunno del loro scontento.