TCW, chi paga il rischio quando i junk bond diventano negativi

di Elena Dal Maso 13/08/2019 13:26

TCW, chi paga il rischio quando i junk bond diventano negativi
 
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Nell'epoca delle banche centrali che continuano a tagliare i tassi, spesso già negativi, accade che il 25% del debito mondiale per oltre 14mila miliardi di dollari sia sotto zero. E che, come sta avvenendo nelle ultime ore, la corsa ad accaparrarsi obbligazioni per le quali si paga per detenerle e non il contrario non si arresta. Basti pensare ai titoli di Stato americani, i T bond, che hanno visto nella notta il trentennale perdere 14 punti base e il rendimento toccare quota 2,0882%, ai minimi dal luglio 2016. 

Jerry Cudzil, Head of Credit Trading dell'asset manager americano TCW, nota che alla data di fine luglio vi erano già oltre 700 miliardi di dollari di debito corporate con rendimento negativo sul mercato e tra questi è compreso un quarto di tutti i bond investment grade in euro. Si tratta non solo della quantità, ma anche della percentuale più elevata che sia mai stata raggiunta.

Qualcuno potrebbe sostenere che ciò sia logico, argomenta il gestore: i bond governativi sono finiti decisamente in territorio negativo e investendo in debito societario gli investitori ricevono comunque un certo spread rispetto al tasso risk-free in cambio del rischio che si assumono. Inoltre, se alcune banche centrali dovessero abbassare ulteriormente i tassi e ricominciare a comprare obbligazioni corporate, i rendimenti potrebbero diventare ancora più negativi, ma sarebbe possibile ottenere un guadagno con la compravendita anche se si tratta di asset con rendimento negativo.

Questo calo dei rendimenti dovrebbe riguardare solo i bond governativi e quelli societari con rating più elevato. La realtà tuttavia è diversa, spiega Cudzil, che nota come attorno a metà luglio, per esempio, in Europa vi erano 14 emittenti con rating inferiore ad investment grade (quindi erano speculativi, junk) e rendimento negativo, pari per ora sola al 2% del mercato high yield europeo.

Ciò significa, prosegue il gestore, che "evidentemente gli investitori sono convinti che le banche centrali non stiano riuscendo a stimolare l’inflazione, su cui le aspettative nel prossimo futuro rimangono contenute. Inoltre, è evidente che per i banchieri centrali l’abbassamento dei tassi è la ricetta contro le basse aspettative sull’inflazione, a giudicare dalle loro azioni". Questo ha generato "una distorsione dei prezzi dei Titoli di Stato e sta iniziando a condizionare i prezzi dei bond societari. Quanto più i prezzi di mercato non riflettono il valore reale ma le distorsioni create dalle banche centrali, tanto più aumenta la probabilità che l’inevitabile crollo dei prezzi sia estremamente dannoso", nota Cudzil. Il 12 settembre, poi, si muoverà la Bce con un taglio atteso del costo del denaro, per diversi analisti, fra cui Goldman Sachs, si andrà dall'attuale -0,4% al -0,6% e il 18 settembre sarà la volta della Fed con una riduzione di 25 punti base secondo le attese del mercato (c'è chi punta a -50 punti base).

Anche se le aspettative sulla deflazione possono spiegare i rendimenti negativi dal punto di vista teorico, "è difficile, se non addirittura impossibile, comprendere come tali aspettative possano giustificare rendimenti negativi per i bond societari. Per di più, le aspettative deflazionarie solitamente sono sinonimo di una crescita economica debole: uno scenario non esattamente favorevole per il credito societario", scrive il gestore. Qualunque siano le ragioni, "la conclusione scontata del ragionamento è che acquistare obbligazioni high yield con rendimento negativo risulta una pessima idea". (riproduzione riservata)