Sette venture si riuniscono nel think tank VC Hub. Per contare di più, in collaborazione con Aifi

di bebeez 12/06/2019 11:50

Sette venture si riuniscono nel think tank VC Hub. Per contare di più, in collaborazione con Aifi
 
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I principali operatori di venture capital italiani si sono riuniti in un think tank che hanno battezzato VC Hub Italia, allo scopo di scambiarsi idee tra addetti ai lavori e prendere posizioni comuni sui temi più caldi che riguardano il settore. Un’iniziativa, che non nasce in contrasto con l’associazione di categoria, l’AIFI, che continuerà a rappresentare i gestori già iscritti, ma che va in parallelo e si coordina con la commissione venture capital dell’AIFI stessa. Peraltro proprio giovedì 13 giugno è previsto un Consiglio di AIFI in cui si parlerà anche dei termini della collaborazione con VC Hub.

A promuovere questo “forum permanente” sono 360 Capital, Indaco sgr, Innogest sgr, P101 sgr, Panakès Partners, PrimoMiglio sgr e United Ventures sgr, e si potrà aprire ad altri gestori di fondi di venture capital dedicati a investimenti in startup innovative italiane.  La governance adottata da VC Hub prevede che l’incarico di presidenza abbia durata annuale a rotazione tra i soci fondatori. Fausto Boni di 360 Capital e Alessio Beverina di Panakés saranno rispettivamente presidente e segretario generale per il primo anno.

L’obiettivo di questo think tank è diffondere la conoscenza del venture capital, realizzando azioni di sensibilizzazione e di supporto istituzionale all’ecosistema dell’innovazione. Ma ambisce a diventare un interlocutore anche verso istituzioni come Cdp e Governo. In particolare, si legge nel “Manifesto” di VC Hub, “nel breve periodo, i membri del VC Hub Italia intendono raccomandare azioni utili ad agevolare lo sviluppo dell’ecosistema anche per via normativa, riconoscendo il potenziale delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2019: novità che, se ben indirizzate dai decreti attuativi, potrebbero apportare al venture italiano e al mondo italiano dell’innovazione e delle startup grandi benefici”.

Il cosiddetto Dereto Pir, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 aprile (si veda altro articolo di BeBeez), raccoglie le indicazioni date peraltro nei mesi scorsi da AIFI,  che infatti si è dichiarata “soddisfatta per la pubblicazione in Gazzetta del decreto sui Pir poiché rappresenta un’occasione per promuovere il venture capital e l’innovazione nel nostro Paese”, aggiungendo che “AIFIè a disposizione per l’apertura immediata di un tavolo di confronto e lavoro. L’associazione vuole supportare l’attività dei gestori Pir nel lancio dei nuovi prodotti che potranno essere strumento di supporto alla crescita dell’innovazione in Italia”.

Ma un altro punto importante sul quale per esempio i membri di VC Hub oggi vorrebbero portare l’attenzione è la struttura dei fondi con la quale verrà investito quel miliardo di euro di risorse pubbliche di cui sarà dotato il Fondo Nazionale per l’Innovazione, annunciato lo scorso marzo a Torino dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio (si veda altro articolo di BeBeez).

Allora la nota del Ministero spiegava che il FNI sarà una sgr che lancerà più fondi di venture capital e sarà gestito da Cassa Depositi e Prestiti. I fondi gestiti dall’sgr investiranno in altri fondi di venture capital e in startup e pmi innovative. Il raggio d’azione saranno l’intero territorio nazionale, con approccio di investimento che fa va dal seed capital al capitale per lo sviluppo, con particolare attenzione al trasferimento tecnologico, e nei settori strategici per la crescita e competitività del Paese, che vanno dall’intelligenza artificiale alla blockchain, dai nuovi materiali allo spazio alla sanità, dall’agritech e foodtech alla mobilità al fintech, dal made in Italy e design all’industria sostenibile sino al social impact.

Secondo VC Hub, per esempio, “è importante che il FNI non gestisca solo direttamente il fondo di fondi che lancerà, ma dia anche mandato di gestione di parte delle risorse a più team specializzati, italiani o internazionali, all’interno di un’asset allocation stabilita a monte dallo stesso FNI, con focus prevalente su mercato italiano. Questo per assicurare indipendenza di vedute da quello che invece sarebbe un unico soggetto decisionale, se a sottoscrivere tutti i fondi fosse sempre Cdp o comunque un soggetto a matrice pubblica, cosa che potrebbe risultare non gradita agli altri soggetti privati che investiranno nei medesimi fondi”.