Senato, non passa la linea Lega. Conte in aula il 20 agosto

di Andrea Montanari e Andrea Pira 13/08/2019 19:12

Senato, non passa la linea Lega. Conte in aula il 20 agosto
 
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Dopo una lunga e a volte concitata seduta, il Senato della Repubblica ha bocciato la proposta avanzata dalla Lega in merito alla sfiducia al premier Giuseppe Conte per la giornata di domani. Contestualmente il ramo del Parlamento ha anche bocciato la proposta di FdI per votare le mozioni di sfiducia a Conte il 20 agosto dopo le comunicazioni dello stesso presidente del Consiglio in aula.

Dal canto loro, invece, Pd e Leu hanno confermato il voto favoravole al calendario votato ieri in capigruppo: comunicazioni di Conte il 20 in Aula. Mentre la riunione della capigruppo della Camera indetta per le 19 è stata posticipata alle 20, in attesa del voto dell’Aula del Senato sul calendario dei lavori di palazzo Madama.

Nel lungo dibattito è emerso che Salvini è pronto a votare subito la riforma costituzionale promossa e sostenuta dagli, a questo punto, ex alleati di governo dei 5Stelle relativa al taglio dei parlamentari e poi tornare direttamente al voto. L’iter per rendere effettiva la riforma, che richiede tempi necessari, innanzitutto i tre mesi che devono trascorrere per verificare che nessuno chieda lo svolgimento del referendum, scatterebbero dopo le elezioni e, quindi, con il nuovo Parlamento.

Per la Lega, infatti, potrebbe valere il precedente del 2005, con la riforma costituzionale meglio nota come Devolution, approvata dal centrodestra a ridosso della fine della legislatura. Si decise di rinviare a dopo il voto politico le procedure richieste dalla Costituzione. Il referendum si svolse infatti solo nel 2006, dopo le elezioni politiche, che decretarono però un cambio di maggioranza: vinse il centrosinistra e il referendum bocciò la riforma, che
non entrò mai in vigore.

L'intervento di Salvini ha rimandato la palla della crisi nel campo pentastellato. Il voto sui tempi ha messo in scena l'emergere di una nuova maggioranza che vede assieme M5S e Partito democratico, come ipotizzato peraltro nella conferenza stampa convocata prima dell'Aula da Matteo Renzi per per presentare la sua idea di governo istituzionale, di contenimento delle ambizioni di Salvini.

Parlando da ex premier più che "senatore semplice", Renzi ha elaborato al sua proposta di esecutivo "istituzionale" con l'obiettivo primario di disinnescare gli aumenti dell'Iva al 25%, pronti a scattare il prossimo primo gennaio, se non saranno sterilizzati con la legge di Bilancio o se dovesse scattare l'esercizio provvisorio. Il rischio, ha ammonito Renzi, è l'arrivo di una recessione anche più dira di quella del 2011. Per questo la chiamata a raccolta di "tutti i responsabili" e l'esortazione aSalvini, accusato di aver innescato la crisi dai contorni ancora indefiniti, a dimettersi da ministro dell'Interno. "Salvini si dimetta, ha deciso di imprimere una svolta che è fallita".