Pimco: la Bce potrebbe non avere più armi contro la prossima recessione

di Francesca Gerosa 13/08/2019 13:15

Pimco: la Bce potrebbe non avere più armi contro la prossima recessione
 
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E' l'estate delle Banche centrali. A luglio l'attenzione del mercato si è concentrata ancora una volta sulle mosse intraprese dalle Banche centrali. L'ondata di allentamento monetario è proseguita sia nei paesi emergenti sia in quelli sviluppati. In Europa la Bce ha mantenuto invariati i principali tassi ufficiali, ma ha modificato la sua forward guidance, aprendo la porta a una riduzione dei tassi, e ha annunciato che sta esaminando altre misure di allentamento per contrastare il calo delle aspettative di inflazione.

"Prevediamo che a settembre la Bce riduca il tasso sui depositi a -0,50% e che a partire dall'inizio del 2020 introduca un nuovo programma di acquisto di asset", ha stimato Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM. Tuttavia, ha osservato Andrew Bosomworth, Head of Portfolio Management in Germania di Pimco, il margine di manovra in termini di politica monetaria è sempre più ridotto e ci si domanda cosa possa fare la Bce per contrastare la prossima recessione.

"L'insegnamento scoraggiante giunge dal Giappone, intrappolato da decenni nella spirale dei bassi tassi d'interesse: le dinamiche demografiche a lungo termine possono frenare l'inflazione per molto tempo, e la politica monetaria non può fare molto per cambiare la situazione. Dal punto di vista demografico, l'Eurozona segue il modello nipponico, benché alla lontana", ha notato Bosomworth.

L'attivismo di cui ha dato prova la Bce negli ultimi anni ha sostenuto la crescita dell'occupazione e dei salari, spingendo i prezzi degli attivi verso nuovi massimi. Ciononostante, i margini di profitto delle società europee non sono aumentati notevolmente e i salari più elevati non si sono tradotti in un rialzo dei prezzi al consumo.

Ma se le aziende non sono riuscite a trasferire la pressione sui costi ai clienti durante la ripresa, non saranno senz'altro in grado di farlo nel pieno di una futura recessione. "Al contrario, in caso di rallentamento dell'economia, osserveremmo probabilmente una flessione degli utili delle società, un incremento dei tassi di default e un'impennata degli spread degli attivi rischiosi", ha avvertito l'Head of Portfolio Management in Germania di Pimco per il quale è ancora più drammatico il fatto che, a ogni utilizzo, gli strumenti a disposizione della Bce diventano sempre meno efficaci.

"Potrebbero, quindi, rivelarsi assolutamente inadeguati proprio quando se ne sentirà maggiormente il bisogno, ossia durante la prossima recessione". per questo per Bosomworth gli investitori non dovrebbero fare troppo affidamento sulla politica monetaria. Altrettanto importante è non rincorrere ogni centesimo di rendimento in quello che potrebbe essere l'epilogo di una fase rialzista decennale del mercato degli attivi rischiosi.

Invece oltreoceano la Federal Reserve ha effettuato il primo taglio dei tassi dal 2009, abbassando di 25 punti base al 2-2,25% il range di riferimento dei Fed funds e ha posto fine alla riduzione del proprio bilancio con due mesi di anticipo rispetto al previsto. "A differenza del mercato, non ci aspettiamo un periodo prolungato di tagli dei tassi. Tuttavia, non escludiamo un'ulteriore riduzione a dicembre se l'inflazione si dovesse allontanare dal target Fed. I dati economici statunitensi restano comunque solidi, anche se il settore manifatturiero mostra segnali di indebolimento in un contesto globale in calo per i produttori", ha sottolineato Jung.

Nel secondo trimestre l'economia statunitense è cresciuta a un tasso annualizzato superiore al 2%, trainata da un rinnovato impulso della spesa per consumi. La fiducia dei consumatori resta vicina ai livelli massimi e la creazione di posti di lavoro è ancora solida. Nell'area dell'euro le cifre sono più eterogenee. Sebbene il mercato del lavoro continui a migliorare, il rallentamento dell'industria manifatturiera è più marcato rispetto agli Stati Uniti e sta peggiorando, mentre gli indici di fiducia dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero sono in calo da sei mesi consecutivi.

Invece la crescita dell'Eurozona è rallentata allo 0,2% in maniera sequenziale nel secondo trimestre. Di conseguenza, i fondamentali dei mercati azionari sono rimasti deboli nel mese di luglio. Le aspettative relative agli utili per azione hanno continuato a diminuire e la stagione delle trimestrali sia negli Stati Uniti sia in Europa ha evidenziato che le società hanno realizzato solo una moderata crescita delle vendite nel secondo trimestre.

"I rendimenti delle obbligazioni sovrane, invece, sono rimasti invariati negli Stati Uniti e hanno continuato a diminuire in Europa. In queste circostanze e in considerazione dell'esposizione crescente ai titoli sovrani che abbiamo perseguito negli ultimi mesi, stiamo incrementando la nostra allocazione ai Treasury Usa e adeguando la nostra posizione alla neutralità. Manteniamo, inoltre, la nostra visione positiva sulle obbligazioni dei mercati emergenti, che offrono rendimenti interessanti", ha concluso il Chief Economist di Mirabaud AM. (riproduzione riservata)