Le proteste a Hong Kong bloccano di nuovo l'aeroporto

di Francesca Gerosa 13/08/2019 12:45

Le proteste a Hong Kong bloccano di nuovo l'aeroporto
 
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Le proteste a Hong Kong bloccano di nuovo l'aeroporto. Centinaia di manifestanti sono tornati nel terminal partenze e hanno occupato l'area attorno ai banchi check-in, impedendo ai passeggeri di partire. Questo ha spinto l'Airport Authority a bloccare le operazioni di accettazione, prima, e tutti i voli in partenza, poi. Alcuni passeggeri hanno protestato vivacemente, ha raccontato il South China Morning Post, e ci sono state scene di caos dopo la giornata di ieri quando la dimostrazione pro-democrazia ha costretto lo scalo a fermare le partenze, cancellando oltre 300 voli. Lo scalo è uno dei più importanti al mondo, l'ottavo per traffico aereo. 

Il protrarsi delle dimostrazioni di questi giorni, che hanno visto anche 40 feriti, ha provocato una situazione di forte tensione e Pechino è sempre meno paziente come dimostra la presenza di un convoglio della polizia armata cinese presso un centro sportivo nella città di Shenzhen, al confine con Hong Kong. Un fatto che aumenta le preoccupazioni rispetto alla possibilità che Pechino possa intervenire direttamente nella crisi politica dell'ex colonia britannica.

D'altra parte la Cina, che ha anche accusato i manifestanti di essere violenti e ha parlato di "segnali di terrorismo" nelle proteste, oltre a suggerire che entità straniere, a partire dagli Stati Uniti, stanno soffiando sul fuoco per suscitare una "rivoluzione colorata", ha più volte chiarito che non resterà con le mani in mano se l'amministrazione e la polizia di Hong Kong non riusciranno a riportare la situazione sotto controllo.

Il primo ministro di Hong Kong, Carrie Lam, oggi ha avvertito che la città ha "raggiunto una situazione pericolosa" e che la violenza sta portando su "una via senza ritorno". Le manifestazioni sono partite dall'opposizione alla proposta della nuova legge sull'estradizione che, secondo gli oppositori, consentirebbe a Pechino di mettere le mani sui dissidenti.

Nonostante l'amministrazione abbia ritirato l'emendamento, la protesta non si è fermata sia perché non si crede davvero che non verrà più ripresentata, sia perché le dimostrazioni hanno preso una dimensione più ampia, chiedendo le dimissioni di Lam, sull'orlo delle lacrime in conferenza stampa quando ha fatto un appello all'unità. "Prendetevi un minuto per pensare, guardate alla nostra città, alla nostra casa: volete veramente vederla spinta in un abisso?" ha detto. Frasi che richiamano le stesse formule utilizzate ieri da Pechino. Ma i manifestanti non demordono: vogliono libere elezioni per sostituire Lam.

Le continue turbolenze hanno messo in crisi la governance di Hong Kong e minacciano di creare problemi al governo cinese che ha appoggiato la proposta di legge sull'estradizione. I timori per la legge sono diventati una difesa di massa dell'identità di Hong Kong e dell'autonomia legale che preserva la sua cultura e le sue libertà da quelle della Cina continentale. Si ricorda che Hong Kong vale circa il 6% della spesa del settore del lusso.

Peraltro gli analisti di Equita pensano che un'eventuale riduzione della spesa per il lusso a Hong Kong possa essere in gran parte recuperata da quella nella Cina Continentale, diversamente da quanto accaduto in occasione delle precedenti tensioni del 2014, considerato il gap di prezzo limitato oggi tra i due mercati. In ogni caso i titoli del settore risentono delle continue proteste che nei mesi scorsi hanno anche provocato la chiusura di alcuni negozi di marchi famosi presenti nella megalopoli asiatica. A Piazza Affari Salvatore Ferragamo perde l'1,18% a 17,58 euro, Tod's scivola dello 0,96% a 43,28 euro, Moncler dell'1,96% a 34,45 euro. Stessa sorte alla borsa di Parigi per Lvmh (-1,21% a 352,25 euro) e Kering (-2,62% a 437,05 euro). (riproduzione riservata)