Brexit, la sterlina resterà nel mirino finché persiste il timore di un no-deal

di Roberta Castellarin 13/08/2019 10:23

Brexit, la sterlina resterà nel mirino finché persiste il timore di un no-deal
 
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La sterlina oggi tratta a 1,08 euro contro la valuta europea e a 1,21 dollari contro il biglietto verde. La moneta britannica sta recuperando terreno nei confronti del dollaro dopo essere scesa sui minimi dal flash crash dell'ottobre 2016, ma gli analisti di Ing si aspettano una rinnovata debolezza della valuta britannica per i rischi in crescita di una Brexit senza accordo e di elezioni anticipate. "Ogni ripresa della sterlina sarà transitoria a al contrario sarà probabile una rinnovata debolezza in vista di un potenziale voto entro fine anno", indicano da Ing. Gli speculatori hanno accumulato significative posizioni ribassiste, per cui gli esperti consigliano di approfittare di ogni rimbalzo della valuta per prendere profitto. 

Come sottolinea Vincent Mivelaz, analista di Swissquote: "La nomina di Boris Johnson a Primo Ministro britannico non ha evidentemente fatto bene alla Sterlina che ha messo a segno una perdita del 3% dal giorno della sua nomina scendendo ai minimi degli ultimi decenni contro le principali monete e anche il recente calo nei dati economici chiave (incluso il pil del secondo trimestre) sembra aver giocato in quella direzione". Mivelaz aggiunge: "Le attese sono per una nuova bocciatura del piano di way out innescato dalla Brexit da parte dei parlamentari britannici il prossimo 3 settembre. Nello stesso periodo, il partito liberale-conservatore al governo in Irlanda (Fine Gael) conferma l’intenzione di mantenere intatta la cosiddetta soluzione di sicurezza sul confine tra Irlanda e Irlanda del Nord nel caso i negoziatori europei e britannici non trovino un accordo complessivo su Brexit".

Di oggi la notizia che il tasso di disoccupazione Ilo in Gran Bretagna si è attestato al 3,9% a giugno. Il dato è in linea al consenso degli economisti. Lo ha reso noto l'Ufficio di statistica (Ons), aggiungendo che il numero di persone che hanno richiesto sussidi di disoccupazione è aumentato a luglio di 28 mila unità, attestandosi al 3,2% della forza lavoro. Infine, i salari a giugno, compresi i bonus, sono aumentati del 3,7%, mentre quelli ex bonus sono saliti del 3,9%.

Sugli altri dati macro attesi Mivelaz dice: "Gli investitori  osserveranno attentamente il dato sull'inflazione che verrà pubblicato mercoledi. Sulla scorta della politica monetaria utilizzata dalla Bank of England e come risultante della riunione del primo agosto scorso, che ha mantenuto i tassi invariati allo 0,75%, l'economia dovrebbe rallentare (1,30% nel 2019/2020 dalla precedente stima di 1,50 e 1,60%) nonostante la banca centrale continui a sostenere che non vi sarà alcun shock derivante dalla Brexit.La pubblicazione del dato sul pil del secondo trimestre punterebbe al medesimo risultato con una stima di crescita annuale dell'1,20% (dall'1,80% precedente) e una contrazione trimestrale dello 0,20%. Anche gli indicatori per il mese di giugno non sono incoraggianti con la produzione industriale allo 0,60% (il dato precedente era +0,50%), la scivolata della produzione manifatturiera dell'1,40% (dato precedente  - 0,20%) mentre è migliorato il bilancio commerciale (-7 miliardi di sterline contro i 10,7 miliardi di sterline del dato precedente). Più in generale, nonostante l’ottimismo profuso dai parlamentari che vorrebbero spezzare l'impegno di Boris Johnson Brexit, cacciandolo o forzando un'estensione della Brexit, sembra che la situazione sia tutt'altro che rosea. I prossimi dati opachi  su inflazione e occupazione dovrebbero porre fine anche al rimbalzo della sterlina nei confronti del dollaro che attualmente è tornata ai livelli minimi del 1985 mentre gli effetti della guerra commerciale continueranno a mantenere il centro della scena. Il cambio dovrebbe oscillare tra 1,2080 e 1,20".

Intanto il primo ministro britannico, Boris Johnson, si sta preparando per una battaglia parlamentare contro i parlamentari britannici che tenteranno di bloccare una Brexit no-deal, durante la seconda settimana di settembre.

Infatti i membri dei partiti continuano a restare divisi sulla modalità migliore da adottare per uscire dall'Ue. Una fonte senior del Governo ha affermato che secondo Downing Street, la prima "resa dei conti" sul no-deal avverrà il 9 settembre, quando il parlamento dibatterà sullo stato della ripartizione del potere nell'Irlanda del Nord.

L'aspettativa prevede che un gruppo di parlamentari di partiti diversi sfrutti la questione dell'Irlanda del Nord per guadagnare del tempo in modo tale da approvare leggi contro un no-deal, chiedendo un'estensione dell'Articolo 50.

Il primo ministro potrebbe far fronte a una mozione di sfiducia convocata dal leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, con l'obiettivo di far cadere il Governo già a partire dal 3 settembre, quando i parlamentari torneranno dalla pausa estiva.

Una fonte, che coordina il lavoro per contrastare una Brexit senza accordo, ha affermato che sarebbero necessari almeno cinque o sei parlamentari che dovranno votare contro il Governo di Johnson, ma "i numeri non li abbiamo ancora", aggiungendo che questo accade poiché diversi parlamentari indipendenti e forse alcuni laburisti, contrari a un secondo referendum, potrebbero astenersi o votare a favore del Governo.

Il portavoce ufficiale del premier britannico ha affermato che Johnson resta "molto determinato a voler ottenere un accordo per la Brexit", sottolineando che "un'intesa è nell'interesse sia del Regno Unito che dell'Ue. Vogliamo un'intesa ma dobbiamo essere chiari sugli obiettivi da raggiungere per garantirla".

"Stiamo inoltre effettuando preparativi molto dettagliati per garantire che il Regno Unito sia pronto a lasciare l'Ue qualsiasi sia la circostanza il 31 ottobre", ha concluso il portavoce.

Infine non bisogna dimenticare il ruolo degli Stati Uniti nella partita. Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense ha dichiarato di aver riferito al primo ministro britannico, Johnson, che l'amministrazione Trump sosterrebbe fermamente una Brexit con o senza accordo entro la data stabilita del 31 ottobre. Il funzionario Usa, in visita ieri a Londra, ha affermato che la Casa Bianca "sosterrebbe con ottimismo qualsiasi tipo di uscita del Paese dall'Ue".