Pirelli al lavoro con ChemChina per il rinnovo del patto parasociale

di Francesca Gerosa 15/05/2019 11:50

Pirelli al lavoro con ChemChina per il rinnovo del patto parasociale
 
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Pirelli sta lavorando con ChemChina per il rinnovo del patto parasociale. La conferma è arrivata dal vicepresidente esecutivo e amministratore delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, al termine dell'odierna assemblea degli azionisti. "Posso confermare che l'indiscrezione ha un fondamento. Stiamo percorrendo insieme il cammino di rinnovo degli accordi", ha detto Marco Tronchetti Provera, in merito all'indiscrezione di stampa su trattative in corso tra i soci cinesi del gruppo e la compagine italiana di Camfin per il prolungamento e il rinnovo degli accordi parasociali vigenti su Pirelli. "Quando l'accordo sarà rinnovato lo renderemo pubblico", ha precisato il top manager.

In base al patto parasociale i soci cinesi, attraverso Marco Polo Srl, detengono il 45,52% del capitale di Pirelli. Gli azionisti italiani raccolti in Camfin hanno il 10,05%. La scadenza era prevista nel 2020 con l'assemblea per l'approvazione dei risultati 2019. Il patto dovrebbe essere allungato al 2022. Tronchetti Provera ha spiegato che la volontà di rinnovare gli accordi è il frutto di quanto fatto fino ad ora con i soci cinesi a partire dal delisting per la riorganizzazione "che è avvenuta con successo: siamo riusciti con successo a riportare l'azienda in borsa con un'ottima accoglienza da parte del mercato e i risultati hanno confermato la validità della nostra partnership ottenendo risultati che continuano a essere in miglioramento".

Inoltre, ha ricordato "la struttura di statuto che abbiamo condiviso con gli amici cinesi e che radica la società in Italia sotto il profilo della ricerca e della qualità delle persone che noi abbiamo e che sono quelle che poi permettono di raggiungere i risultati". A questo proposito nel quarto trimestre di quest'anno, ha annunciato il ceo, verrà presentato il piano industriale 2020-2022.

Il rinnovo del patto parasociale implicherebbe il mantenimento dell'italianità di Pirelli (il trasferimento della sede all'estero e il knowhow è possibile solo con l'approvazione del 90% del capitale) e la conferma di Tronchetti Provera come ceo. Inoltre ChemChina dovrebbe confermare il suo impegno senza vendere titoli sul mercato, rimuovendo, quindi, il rischio di un placement, a detta degli analisti di Equita.

Intanto l'assemblea dei soci di Pirelli ha approvato a larga maggioranza il bilancio 2018 e la distribuzione di un dividendo di 0,177 euro per azione. Gli azionisti hanno anche confermato il numero dei consiglieri in 15 membri e hanno dato il via libera alla cooptazione di Ning Gaoning che sarà presidente del cda. In assemblea era presente l'85,37% del capitale. Stabili le quote dei soci rilevanti: oltre a Marco Polo e ai soci italiani di Camfin, Sova Capital con il 6,24% per conto di Llc Concern Rossium, la società alla quale i russi di Lti hanno trasferito le azioni nell'ambito di un repurchase agreement.

A Piazza Affari al momento il titolo Pirelli cede solo lo 0,25% a 5,676 euro, sovraperformando il mercato (indice Ftse Mib -0,81%). Ieri la società ha tagliato le previsioni sulle vendite del 2019, a causa della prolungata debolezza della domanda sul primo equipaggiamento. L'anno dovrebbe chiudersi con un incremento compreso tra il 3% e il 4%, in precedenza la crescita stimata era compresa tra il 4% e il 6%.

Il primo trimestre è terminato con 1,313 miliardi di euro di ricavi, +1% a livello organico, e un ebit rettificato pari a 219 milioni di euro, in linea con lo stesso periodo dell'anno precedente. I dati del trimestre sono stati leggermente inferiore alle attese degli analisti, mentre il taglio dei target sulle vendite è stato inaspettato. Consola il fatto che la revisione al ribasso non abbia colpito anche l'utile: l'impatto negativo delle materie prime si sta, infatti, rivelando meno pesante del previsto.

Comunque stamani Equita ha limato le stime 2019-2020 di ebit adjusted in media del -2% (nel 2019 a 1,02 miliardi, l'estremo inferiore della guidance della società) e di utile netto adjusted (-3%), ritenendo che il consenso farà lo stesso. Il target price è stato tagliato del 3% a 7,77 euro, ma il rating resta buy anche perché, dopo la recente debolezza, Pirelli tratta a multipli inferiori alla media storica: prezzo/utile adjusted di 10 volte ed enterprise value/ebitda di 6,4 volte, "multipli simili a Michelin che non riflettono l'equity story focalizzata sul premium", sottolineano gli esperti di Equita che, tra l'altro, hanno alzato il peso del titolo nel loro portafoglio principale di 30bps.

Anche Mediobanca Securities stamani ha rivisto al ribasso del 2% la stima dei ricavi a fine anno, dell'1,3% quella dell'ebit e dell'1,6% quella dell'eps, riducendo il debito netto del 2% a 3,32 miliardi. Questo per scontare volumi leggermente più bassi e l'effetto mix, l'impatto meno negativo delle materie prime e un capex inferiore, fissato a 400 milioni di euro rispetto ai precedenti 430 milioni.

"Tutto sommato, siamo dell'1% al di sotto del consenso sull'ebit adjusted. Mentre la nostra previsione di utile netto a 595 milioni di euro, superiore del 6% rispetto a quella del consenso, sconta la voce one-off relativa al credito d'imposta in Brasile annunciato da Pirelli per il secondo trimestre di quest'anno, 135 milioni di euro, probabilmente non ancora inclusa dal consenso", precisano gli analisti di Mediobanca che hanno abbassato, di riflesso, il target price sull'azione da 7 a 6,6 euro, ma il rating resta outperform "poiché l'esposizione al segmento premium e al business dei ricambi dovrebbe consentire a Pirelli di sovraperformare il settore automobilistico e registrare una crescita media dell'ebit del 6% nel 2019. L'azione è scambiata a 6,5 volte l'ev/ebitda 2019 contro le 6,9 volte della rivale Nokian e la media dei competitor a 5,9 volte".